Indagine di Greenpeace sulla presenza di PFAS in Toscana

ByMarco Talluri

Maggio 4, 2024

Nel 2013 unʼindagine del CNR-IRSA aveva evidenziato diverse criticità sulla contaminazione ambientale da PFAS (composti poli e perfluoroalchilici) in Toscana. Già più di dieci anni fa erano emerse contaminazioni rilevanti riconducibili al distretto tessile (Prato) e conciario (provincia di Pisa). I monitoraggi periodici effettuati dallʼAgenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Toscana (ARPAT) negli anni successivi non solo hanno confermato i dati rilevati dal CNR, ma anche permesso di ricostruire quanto e dove la contaminazione nella regione sia diffusa. Stando ai dati raccolti nel 2022 da ARPAT, i PFAS erano presenti nel 76% delle acque superficiali, nel 36% delle acque sotterranee e nel 56% dei campioni di biota (animali) monitorati.

Per provare ad approfondire la situazione e soprattutto provare a individuare lʼimpatto dei vari distretti industriali come fonti di contaminazione da PFAS, nel gennaio 2024 Greenpeace Italia ha eseguito campionamenti indipendenti nei distretti tessile, conciario, cuoio, cartario e florovivaistico della regione.

I campionamenti hanno interessato diversi corsi dʼacqua e, nella quasi totalità dei casi, sono stati effettuati prelievi a monte e a valle degli impianti di depurazione industriale: consorzio Torrente Pescia e Aquapur (distretto carta); i depuratori dei distretti conciario (depuratore Aquarno, che scarica nellʼUsciana) e del cuoio (depuratore Cuoio-Depur, che scarica nel Rio Malucco, un affluente dellʼArno), i fiumi Ombrone e Bisenzio (distretto tessile) e il torrente Brana (florovivaistico).

I risultati dellʼindagine sulla contaminazione ambientale, seppur necessitino di ulteriori approfondimenti, confermano quanto già riscontrato da ARPAT e CNR-IRSA negli anni scorsi: lʼinquinamento da PFAS è diffuso in numerose zone della Toscana e risulta riconducibile sia al distretto conciario che a quelli del tessile e del cuoio. A queste fonti note di contaminazione si aggiunge lʼapporto significativo del distretto cartario lucchese e anche nel settore florovivaistico si registra la presenza di PFAS.

L’articolo completo con i dettagli dei risultati su Ambientenonsolo.

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