Da ieri in funzione lo Scudo Verde a Firenze

BySimone Margheri

Aprile 2, 2025

“Serve per essere al verde lo scudo verde”

Da ieri, 1° aprile 2025, è entrato ufficialmente in vigore a Firenze lo Scudo Verde, un sistema di controllo elettronico del traffico con l’obiettivo dichiarato di ridurre l’inquinamento atmosferico in città. L’iniziativa prevede l’attivazione dei varchi elettronici lungo il perimetro urbano per monitorare e limitare l’accesso ai veicoli più inquinanti, perlomeno questa è la versione ufficiale. Ma si tratta davvero di una misura efficace per migliorare la qualità dell’aria o, come molti sostengono, è solo l’ennesima trovata per fare cassa?

Il progetto prevede 111 varchi elettronici che controllano l’ingresso in città e impediscono l’accesso ai veicoli più inquinanti, in particolare quelli Euro 0, 1 e 2 per benzina e Euro 0, 1, 2, 3 e 4 per diesel. Al momento non sono previste multe immediate, ma si tratta di una fase di sperimentazione: le sanzioni arriveranno più avanti, quando il sistema sarà pienamente operativo.

Obiettivo ambizioso o semplice strumento per finanziare le casse del Comune?

L’obiettivo prefissato è ambizioso: ridurre il traffico privato, migliorare la qualità dell’aria e incentivare l’uso del trasporto pubblico. Ma molti cittadini e commercianti fiorentini vedono la misura come un semplice strumento per generare nuove entrate economiche per il Comune.
Il dubbio sull’efficacia del provvedimento rimane, soprattutto considerando che la maggior parte delle emissioni è causata dal riscaldamento domestico, che certo non può essere controllato dallo Scudo Verde.

La domanda sorge spontanea: è veramente una misura ecologista o un modo per poter progressivamente aumentare i controlli e trasformarlo di fatto in un mezzo per finanziare le casse del Comune?

Infatti, critiche e manifestazioni sotto Palazzo Vecchio, organizzate spontaneamente nei giorni scorsi, non sono mancate. I manifestanti ritengono che lo Scudo Verde non avrà un impatto significativo sulla qualità dell’aria, poiché il traffico privato rappresenta solo una parte dell’inquinamento cittadino.
I cittadini dubbiosi sull’effettiva efficacia del progetto si chiedono perché le principali fonti di emissioni inquinanti, come il riscaldamento domestico, l’industria e l’allevamento intensivo, non vengano affrontate con la stessa decisione e lo stesso zelo ecologista.

L’impressione, in tutta sincerità, è che questa sia solo una prova generale per future misure restrittive, come una tassa d’ingresso per i non residenti, sul modello dell’Area C di Milano. In pratica, invece di investire in un trasporto pubblico più efficiente o in vere politiche ambientali, si sceglie di limitare la mobilità con divieti e multe.

Indubbiamente, queste misure incentivano l’uso del trasporto pubblico, che risulta il maggior beneficiario di restrizioni di questo tipo.

Ma il problema è proprio questo: l’attuale servizio di trasporto pubblico, almeno a Firenze, non è certo sufficiente o paragonabile, almeno per ora, a quello di città come Londra o Milano. Ed è questo il vero punto critico: la mancanza di alternative valide. I mezzi pubblici a Firenze non sono ancora sufficientemente capillari ed efficienti per rappresentare una vera alternativa per tutti. Senza un potenziamento del servizio, lo Scudo Verde rischia solo di penalizzare chi non ha scelta, come lavoratori pendolari e piccoli commercianti.

Inoltre, se davvero lo scopo fosse ambientale e non economico, perché i soldi delle multe finiscono nelle casse comunali? Se gli introiti andassero direttamente al Ministero dei Trasporti e non ai singoli comuni, avremmo visto lo stesso zelo nel promuovere queste misure? Secondo noi, probabilmente no.

Lo Scudo Verde potrebbe essere una buona idea se fosse utilizzato per controllare i veicoli in entrata in città, verificando se sono revisionati, in regola con bolli e assicurazioni, oltre che per supportare la questura o la prefettura per motivi di sicurezza. Ma non certo per limitare il diritto alla libera circolazione o, peggio, trasformarsi in un balzello per i non residenti, come se fossimo al confine tra la Toscana e lo Stato Pontificio. Sembra quasi di essere in “Non ci resta che piangere”: “Eh! Chi siete? Dove andate? Sì, ma quanti siete? Un fiorino!”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *